Fulvio Comi

(1922 – 1999). Fulvio Comi è fedelmente ancorato ad una poetica figurativa, che ispira e connota un modo tradizionale, direi “all’ antica” di fare pittura. Era un buono e un generoso, signorile e distinto, gentiluomo e galantuomo; figura e portamento direi inglesi all’apparenza austero, piuttosto chiavo e riservato, ma sapeva anche sciogliersi e farsi gioviale. Sprizzava semplicità, bonomia, francescana modestia. Nelle incisioni, nitide ed eleganti, l’artista approda ad esiti convincenti; la tecnica della punta secca risalta per la perizia in tutta la sua caratteristica bellezza. Per la natura morte faccio mio con convinzione il giudizio di chi le definì “osservate in una fissità ambientale di morandiana derivazione”. Ma Comi rivela le buone attitudini e il saldo impegno pittorico nella serena, distaccata visione in cui analizza e sviluppa il tema eterno della Natura. Comi è soprattutto un paesaggista e i paesaggi della Brianza sono soggetti preferiti. La tematica congeniale è quella della contemplazione vedutistica: scorci agresti, respiri di zone prative, sinfonie colorate del Parco, suggestioni di Brianza, specchiature di Lambro e dei laghi brianzoli, prospettive di gelsi e di covoni al sole, verdi sorrisi di alberi isolati nel piano, marezzature di coltivi, colline e montagne “di casa”. Messaggi intrisi di bellezza e che sanno di gioia e di serenità. 
Meritano però un ricordo anche le figure.